22 giugno, 2021

COMINCIARE CON PLATONE


Ci sono tre ragioni fondamentali per iniziare con le opere di Platone qualora si sia avvertito dentro di sé la passione per la filosofia, ovvero si sia cominciato a porsi domande sull'esistenza, sul cammino dell'uomo nella società e sul suo ruolo nell'universo intero. Le tre ragioni, sulle quali mi soffermo sommariamente, sono le seguenti:

1) Nelle sue opere, Platone affronta tutte le problematiche filosofiche dell'epoca classica, tutte le domande che in Grecia, patria della Filosofia, ci si poneva. E quelle tematiche, insieme al modo stesso in cui Platone le affronta, sono sostanzialmente rimaste le stesse, al punto che un grande filosofo contemporaneo, Whitehead, ha potuto esclamare: "Tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone".

2) Il grande Platone scrive le sue opere filosofiche sotto forma di dialoghi, rendendo il più possibile fruibili temi altrimenti inaccessibili. E anche lì dove, nonostante questa scelta espressiva, le problematiche affrontate rimangano molto ostiche ci si può tuttavia rallegrare per una lettura piacevolissima, in quanto il grande pensatore greco pur usando quella forma di scrittura per un escamotage dialettico, lo fa con tali capacità artistiche da rendere le sue grandi opere filosofiche anche degli autentici capolavori di pura letteratura. In sostanza, nel peggiore dei casi, ovvero quando non riusciste a comprendere l'elemento più profondo di una questione, potreste quantomeno avvertire quel senso di soddisfazione che, nel film 32 Dicembre, il personaggio Salvatore, interpretato da Benedetto Casillo, esclama di fronte allo psichiatra, alias Luciano De Crescenzo, dopo averlo sentito filosofare senza comprendere assolutamente nulla: "In tutta sincerità, dottore, vui quann parlate je nun capisco niente, però mi affascinate ...voi a me mi ipnotizzate!"

3) Come ogni autentico grande, Platone affronta ciascun tema filosofico senza imporre a priori una determinata tesi. A rischio di essere confuso con uno scettico, egli preferisce presentare ogni argomentazione, non solo le altrui ma anche le proprie, sotto una forma dubitativa, al punto che sostanzialmente non esiste un solo dialogo dove Platone non metta in discussione la veridicità di una determinata ipotesi, finanche quando si tratta di quella a lui più cara, la Teoria delle Idee. E questo perché Platone, conformemente agli insegnamenti del suo maestro Socrate, interpreta la filosofia come fosse costantemente un punto di partenza e non un punto d'arrivo. La Verità, nel senso più profondo di essa, coincidendo con Dio, con l'Assoluto, non può che essere affrontata da una creatura finita, come l'uomo, con quel continuo rimandare a qualcosa di più essenziale, di più autentico, alla stregua di quel "tendere verso il Sommo Bene", evocato da Kant. E così, come ricordo nel mio articolo "Il Platone segreto", nei dialoghi vediamo Platone, solitamente nei panni del personaggio Socrate, intento a dimostrare ai propri interlocutori, attraverso un serrato gioco dialettico di domande e risposte, l'assenza di Principi Primi ed indiscutibili dietro le loro convinzioni, che si rivelano puramente dogmatiche, inducendoli, nel contempo, sulla strada del corretto pensare per il raggiungimento della Verità.
Coltivate, dunque, la vostra passione filosofica, che invero dovrebbe appartenere all'uomo in quanto tale, e cominciate ad innaffiarla con la più pura delle acque filosofiche, quella dell'opera platonica.

Giuseppe Albano

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